Un combattente

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Le Arti Marziali insegnano a non soccombere mai, costi quello che costi. Essere un guerriero significa mettere la propria forza (fisica e interiore) al servizio degli altri e di un bene comune. Vi racconto una mia vicenda, di quando avevo 17 anni; tempi della scuola, un po’ mi mancano. 😀

Sono sempre stato dell’idea che il rispetto va guadagnato, dato che ci sono persone senza dignità. L’età non influisce sul rispetto, dunque usare l’età per farsi rispettare non ha senso e genera sempre ribellioni da parte di chi subisce tale provocazione. A 17 anni stavo con una più grande (19enne, la ricordo tutt’ora con un bel sorriso anche se non ci sentiamo più da un bel po’). Lei aveva il classico problema dell’ex rompi-coglioni, il tipico “uomo” che non accetta la fine di una relazione. Il tipo in questione ha fatto 20 anni da poco, gelosissimo di me e solo da qua possiamo comprendere il grado di maturità di questa persona. Io e lei ci frequentiamo tranquillamente, nonostante le pressioni di questo cazzone italico medio. Le prime quattro volte ho lasciato correre, per il quieto vivere di tutti ma poi ho voluto dire la mia. L’esasperazione è una brutta bestia e non tollero chi rompe le palle, specie se usa banali pretesti. Se una relazione è finita, devi lasciar correre… basta! Le ossessioni mi danno noia. Il tipo vuole vedermi e accetto senza problemi. Si fissa una sera e ci vediamo: io, lui e lei. Bisogna andare SEMPRE alla radice del problema, altrimenti le rogne non finiscono. A 17 anni ero già un bel bestione, fogato con gli sport marziali e molto agitato e folle. Il tipo, appena mi vede, inizia a offendere con le tipiche offese di un imbecille (pischello, bimbo, poppante, ecc…). Mi è sempre piaciuto scontrarmi contro quelli più grandi, ti fa sentire invincibile. Gli rispondo a tono, con una bella provocazione sul sesso. Lui adesso vuole menarmi, brrr che paura ah ah ah! Solitamente se alzi le mani su un minorenne vieni denunciato ma non mi piace fare così. Mi alzi le mani? Ti pesto!

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Me le alza veramente le mani e mi da una testata (è un po’ più alto di me). I colpi senza preavviso non si parano (in un 80% delle volte almeno, non siamo in un film), avoglia a fare autodifesa. Il punto è che mi metto a ridere, con la faccia piena di sangue. Lui, che non ha mai fatto sport di lotta, non è in grado di capire come si svolge un vero combattimento e per questo che ha usato la testa. La testata è il miglior modo per mettere terrore (fa male e non poco) ma se hai un cervello che controlla la paura e la ritorce contro all’avversario, non indietreggi di un passo e vai avanti. Infatti ridevo… colpo scontato anche se non sono riuscito a pararlo. E’ stato tutto così veloce: gancio in faccia e ribaltamento a terra con leva articolare sul braccio. Credo che quel tipo non si aspettava tale reazione, d’altronde un 17enne deve per forza prendere le legnate e stare zitto. Le mie intenzioni erano di pestarlo a sangue, fargli capire chi comanda ma non so perchè, mollai la presa e la feci finita. Piangevo di rabbia ma ero comunque soddisfatto di essermi difeso bene. Lui era in terra, cagato sotto dalla paura. Lei era in lacrime e tentava di farci calmare. Purtroppo rischio la denuncia, per il semplice fatto che ho usato tecniche marziali. Un vigliacco prima ti provoca e poi ti denuncia, se ne busca. Tipico atteggiamento di una buona percentuale del nostro popolino, tra l’altro. Parlo tranquillamente col poliziotto e gli spiego passo dopo passo ogni cosa. Mi rendo conto, gli dico, di aver usato tecniche che non si possono usare al di fuori delle lezioni sportive ma la mia è stata solo difesa e nulla più. Chiedo al poliziotto di comprendermi, nessuno deve subire aggressioni… e chi le subisce deve reagire. Il poliziotto mi chiede se voglio denunciare il tipo per via dell’età e della testata. Non denuncio nessuno, non mi interessa. A farla breve, la situazione si risolve anche se non al 100%. Lui non intende darmi la mano (per forza, ne ha buscate quando era convinto di avermi fatto paura) ma io lo saluto ugualmente. In tutto il tempo in cui sono stato con lei, non si è fatto più sentire. I miei, per questa vicenda, erano un po’ incazzati ma poi si sono calmate le acque.

Me sono successe di peggiori, certo. Quel 20enne era una mezza sega, pure un coglione lo menava. Nei miei ambienti marziali e quotidiani ho conosciuto un sacco di pazzi e di esaltati. La paura è un sentimento normale e comune ma occorre controllarla. Quando si reca il “colpo di disturbo”, il cervello registra due opzioni: reagire o farsela nelle mutandine. Quella testata fu terribile e non per il sangue al naso e sulla bocca ma perchè fu data senza preavviso. Non sono riuscito a prevederla, può succedere. Lui era convinto che mi sarei arreso subito ma no, non ha funzionato. Allenarsi in maniere dirette coi maestri, insegna tantissimo. I maestri mi facevano volare tipo aereo di carta (e sono possente come mole, per farvi capire) ma allo stesso tempo, mi insegnavano a controllare le paure e rivolgerle poi contro l’avversario. La grinta che usai in quella dimostrazione ove mi chiamarono poi “Khan“, fu un retaggio di questi insegnamenti.

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Combattere fa bene, anche se i rischi sono elevati.

Buona festa della Repubblica e per quanto sto Paese sia merdoso, occorre ricordare chi ha lottato dalla parte giusta sempre e comunque.

Ade Khan

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2 thoughts on “Un combattente

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